22 Febbraio 2024

Il bestiario del #PCT – i nomi dei file esageratamente lunghi e complessi come il titolo di questo articolo dal mio blog.

L’avevo detto tempo fa a qualcuno e poi se n’è iniziato a parlare causalmente con alcuni Colleghi su Facebook; dunque, è giunta l’ora di scriverlo e inserire l’argomento nel bestiario del PCT.

I nomi dei file destinati al deposito nel PCT spesso sono inutilmente complessi e pericolosamente lunghi.

Conosco persone che si trascinano una pessima abitudine dai tempi in cui si doveva stilare a mano l’elenco degli allegati da inserire nel proprio fascicolo, ossia quello di scrivere informazioni inutili o ridondanti nell’indicazione dell’allegato cui si riferisce.

Adesso che il deposito si fa telematicamente, lo stesso virtuosismo di parole viene applicato ai files.

Perché nomi file del genere sono inutili nel PCT?

Al di là della bruttezza di un nome file così lungo, essi sono inutili perché i controlli automatici durante il deposito ignorano il contenuto del nome file e verificano solamente:

  1. se il tipo di file sia ammesso dalle regole tecniche;
  2. se la busta telematica è ben formata.

Un nome file del genere è inutile perché quel file, poi, dovrà essere aperto da qualcuno per leggerne il contenuto, perciò non ha senso specificare tutto già nel nome file.

«E controparte come fa a distinguere una fattura dall’altra o un gruppo di fatture dall’altro?»

Quando si ha la necessità di depositare molti file uguali (per tipo) o gruppi di questi, le regole tecniche consentono l’uso degli archivi compressi ZIPRARARJ.

Senza fare i salti mortali per creare un nome file diverso ogni volta, basterà avere, per esempio:

  • Fatture_anno_2020.zip
    • Fattura_1_2020.pdf
    • Fattura_2_2020.pdf
    • Fattura_X_2020.pdf

Se poi le fatture da depositare sono da suddividere in gruppi distinti, allora si potrebbero avere due archivi zip così:

  • Fatture_2020_Alfa_snc.zip
    • Fattura_1_2020.pdf
    • Fattura_2_2020.pdf
    • Fattura_X_2020.pdf
  • Fatture_2020_Beta_srl.zip
    • Fattura_1_2020.pdf
    • Fattura_2_2020.pdf
    • Fattura_X_2020.pdf

Lo stesso dicasi per quando dobbiamo depositare una raccomandata e relativa prova della ricezione: non è necessario indicare nel nome file informazioni superflue (come la data di ricezione!), perché tanto il nome del file, diciamolo, non importa ai fini del PCT. Il contenuto è l’unico elemento rilevante, pertanto perché non creare (anche in questo caso) un archivio ZIP con il PDF della lettera e il PDF con la scansione dell’avviso di ricezione?

Perché i nomi dei file lunghi sono pericolosi?

Partiamo da alcuni dati incontestabili: nella quasi totalità delle cancellerie sono installati computer con Windows e anche gran parte dei magistrati usa computer con Windows. Questo va specificato perché Windows pone un limite alla lunghezza di un file – attenzione: in questa lunghezza va considerato il percorso completo partendo dalla lettera dell’unità (es.: “C:\Users\GianAmbrogio\Desktop\Personale\Atti\Citazioni\anno 2022\atto di citazione proc. Rossi vs. Bianchi, risarcimento danni da infiltrazione di acqua del 20 dicembre 2016.pdf” già sono 177 caratteri, prendete nota).

Anche se si usasse macOSLinux, la situazione non cambierebbe e, anzi, potrebbe essere inaspettatamente peggiore. Vediamo perché.

Tutto dipende dal file system usato dal sistema operativo.

  • Windows con il file system NTFS impone la lunghezza massima di 260 caratteri e, in più, impedisce l’uso dei caratteri / \ : * ” ? < > |. Tuttavia, in certe condizioni che non si applicano al nostro (e che non approfondirò qui), si può giungere a percorsi di 32.767 caratteri; si tratta di un caso molto raro di utilizzo per gli utenti “normali” come noi e che interessa soprattutto le comunicazioni fra server (perché in quel caso i percorsi dei file sono lunghi per ovvie ragioni tecniche);
  • Linux usa prevalentemente il file system ext4 (ma i più smanettoni possono sceglierne uno diverso): non è prevista una lunghezza massima per i percorsi dei file – ovviamente, Linux è un sistema operativo concepito inizialmente per i server – però ciascun nome file non può essere più lungo di 255 bytes. Ecco: qui vengono i nodi al pettine. Se consideriamo che un carattere Unicode (il sistema che consente di visualizzare tutti i set di caratteri mondiali come il giapponese, il cinese o il cirillico) richiede 4 bytes, allora basta fare una semplice divisione 256 / 4 = 64 (caratteri). Meno di Windows, evidentemente, ma in Linux tutto può essere modificato, salvo che lo voglia l’amministratore del sistema.
  • MacOS anche con il più recente file system APFS impone una lunghezza massima del nome file di 255 caratteri (come Windows) ma è assolutamente ignota l’eventuale presenza di un limite alla lunghezza complessiva del percorso del file.
(A questa pagina una comparazione dei limiti dei diversi file system).

A differenza di Windows, gli altri due sistemi operativi consentono l’uso di alcuni di quei caratteri “vietati”.

In quest’immagine vi mostro il Terminale di Debian in cui ho creato cartelle con nomi contenenti ?, una situazione che in Windows impedirebbe la prosecuzione dell’operazione. Or bene, immaginatevi a usare Linux e a decidere di scansionare una raccomandata in PDF e chiamare il file come Scansione raccomandata del 21-dicembre-2019: risposta da società Alfa srl.pdf. Se Linux non batte ciglio per un nome file del genere, Windows non fa altrettanto e le conseguenze potrebbero essere immediatamente evidenti: probabile errore nei controlli automatici durante il deposito e, comunque, la non remota possibilità che il file sia illeggibile sul computer Windows del cancelliere o del magistrato.

Bene che vada, Windows potrebbe sostituire i caratteri non consentiti con qualcosa che sia per lui digeribile ma in un contesto professionale, molto dipende dalla configurazione delle policies di gruppo che gli amministratori di sistema sono soliti rendere più stringenti per motivi di sicurezza.

Perciò i nomi dei file esageratamente lunghi e con caratteri particolari sono pericolosi perché potrebbero indurre inattesi errori nei depositi o addirittura, si potrebbe giungere all’illeggibilità dei file da parte del soggetto più importante nel processo (il giudice).

In conclusione.

  1. Nomi file brevi e senza bizantinismi;
  2. Evitare l’uso di caratteri strani (possibilmente anche le virgole, i punti e le lettere accentate).

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